6) Tindal. Ragione e libert di pensiero.

Tindal pone Dio a fondamento della ragione e della rivelazione e
poi afferma che, se si mettono in discussione le capacit della
ragione di conoscere, ne consegue che si viene a dubitare anche
della possibilit di conoscere Dio e la rivelazione cristiana.
Quindi non si pu attaccare la ragione in nome della rivelazione.
.
M. Tindal, Il cristianesimo antico quanto la creazione, capitolo
dodicesimo (pagine 293-294).

Qualunque cosa sia vera per la ragione, non pu mai essere falsa
per rivelazione; e se Dio non pu ingannarsi, n vuole ingannare
gli uomini, la luce che ha dato per distinguere tra la verit
religiosa e l'errore non pu, se viene prestata ad essa
l'attenzione dovuta, ingannarli in cose di tale importanza [_]. In
breve, ammettere che nella rivelazione sia contenuto qualcosa che
contrasta con la ragione, e pretendere al tempo stesso che essa
sia la volont di Dio, significa non solo distruggere la prova in
base alla quale concludiamo che si tratti della volont di Dio, ma
anche la prova dell'esistenza di un Dio; se infatti le nostre
facolt usate con coscienza possono ingannarci, non possiamo
essere certi della verit di nessuna proposizione, ma ogni cosa
dovrebbe essere altrettanto incerta e dovremmo per sempre rimanere
in uno stato di incertezza e scetticismo. Questo dimostra come
agiscano in modo assurdo coloro che, col pretesto di esaltare la
tradizione, cercano di indebolire la forza della ragione (per
quanto facciano sempre eccezione della propria), e cos
scioccamente minano le fondamenta per sostenere la sovrastruttura;
ma finch la ragione  contro gli uomini, essi devono essere
contro la ragione. Non dobbiamo dunque stupirci di vedere che
alcuni cercano di far ragionare gli uomini al di fuori della loro
ragione: per quanto lo stesso tentativo di distruggere la ragione
mediante la ragione stessa sia una dimostrazione del fatto che gli
uomini non hanno niente in cui confidare tranne la ragione.
Inoltre, supporre che possa essere vera per rivelazione qualche
cosa che  falsa per la ragione, non significa sostenere quella
cosa, ma minare la rivelazione: infatti niente che non sia
ragionevole al massimo grado pu provenire da un Dio dalla
razionalit illimitata, universale ed eterna; e per quanto
evidente sia questa verit, essa non pu impedirmi di esaminare in
luogo adatto qualsiasi cosa venga addotta in base alla
rivelazione. E lasciatemi dire che io non mi sorprender se, per
un tentativo cos lodevole come quello di riconciliare ragione e
rivelazione, che sono rimaste tanto a lungo in disaccordo, dovessi
essere qualificato un libero pensatore: un titolo del quale, per
quanto odioso possa sembrare, io non mi vergogno affatto, poich
ritenere che una persona possa ragionare bene senza pensare
liberamente, equivale ad ammettere che possa ragionare senza
pensare affatto.
I nemici irriducibili della ragione, vedendo che in questa epoca
razionale  troppo sconveniente attaccare apertamente la ragione,
lo fanno di nascosto, sotto la denominazione di libero pensiero,
non disperando che possa ritornare il giorno in cui i laici
soffocheranno ogni pensiero che sorga nella loro mente, quale che
sia la sua apparenza di verit, come un suggerimento di Satana, se
contrasta con le opinioni vere o presunte dei loro preti [_].
C. Giuntini, Toland e i liberi pensatori del `700, Sansoni,
Firenze, 1974, pagine 97-99.
